A modo mio l’identità

Se potessi scrivere sulla carta d’identità chi sono, a modo mio, direi:

Sono quella che perderebbe ore e giornate seduta nel prato dietro casa; quel prato che punta a sud verso le montagne dell’Appennino innevate a novembre, come ogni anno; quel prato, in mezzo alla valle, lì tra quelle due colline fitte di alberi che troppo tardi portano il sole a sorgere e troppo presto lo portano a tramontare; quel prato dove una folla di margheritine in estate albergano felici, mentre un mare di foglioline rosse accartocciate scricchiolano coralmente in autunno.
Sono esattamente quella persona che sta lì, con addosso tanti paesaggi migliori catturati in viaggio e nei pensieri altrettanti più belli ancora da esplorare, ma con la consapevolezza che nessuno sarà mai tanto casa quanto quello dove la mia infanzia ha avuto luogo, sviluppo e conclusione. Anagrafica, non ideale.

Da piccola ogni volta che da qui ammiravo le scie degli aerei nel cielo sereno sopra al paesino mi chiedevo Chissà, un giorno, da grande, dove potrei volare via io?; oggi mi son ritrovata al contrario ad ammirare il paesino incorniciato meravigliosamente dalla vallata e mi son chiesta Chissà, se da quegli aerei sanno la bellezza che si perdono quaggiù!

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